La scuola odierna è chiamata ad affrontare rilevanti complessità di natura organizzativa e strutturale. L’aumento del numero di alunni per classe, talvolta fino a 31 studenti, rende difficile garantire un’attenzione adeguata ai bisogni educativi individuali. In tale contesto, risulta complesso valorizzare le attitudini, le inclinazioni e le diverse modalità di apprendimento degli studenti, nonché personalizzare in modo efficace le strategie didattiche. L’insegnamento assume spesso una modalità prevalentemente frontale, che richiede agli alunni un ascolto passivo in classe e una gestione autonoma, a casa, della comprensione e della memorizzazione dei contenuti.
Non tutti gli studenti, tuttavia, dispongono delle competenze necessarie per affrontare con successo questo tipo di apprendimento.
Lo studio non è un gioco da ragazzi.
Costruire la memoria
Lo studio è il risultato di una complessa attività cognitiva che coinvolge diverse aree cerebrali, tra cui l’ippocampo, fondamentale nei processi di apprendimento e di consolidamento della memoria. L’ippocampo svolge una funzione di integrazione e di smistamento delle informazioni, favorendo il passaggio dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine attraverso strategie di elaborazione adeguate. Questo processo non avviene sempre in modo naturale nei ragazzi, a causa di molteplici fattori, tra cui le numerose distrazioni presenti nella vita extrascolastica. A ciò si aggiungono spesso difficoltà organizzative, emotive e motivazionali che possono ostacolare l’acquisizione di un metodo di studio efficace e consapevole.
Le sfide dell' apprendimento
Quando lo studio diventa frustrazione possono nascere fenomeni di demotivazione, rifiuto della scuola e, nei casi più critici, dispersione scolastica.
Gli studenti iniziano a percepirsi come non adeguati o non all'altezza del compito sperimentano un senso di fallimento. Perdono così ben presto fiducia nelle proprie possibilità, proprio in un contesto che dovrebbe invece essere luogo di crescita, scoperta e valorizzazione delle potenzialità individuali. Spesso le difficoltà possono nascere in presenza di fragilità specifiche ma anche a causa di un metodo scolastico poco strutturato o non adeguato al loro personale funzionamento cognitivo. Il programma procede, la mole di studio aumenta e chi fatica a stare al passo rischia di accumulare lacune, frustrazione e senso di inefficacia.
Ho visto studenti perdere fiducia non perché incapaci, ma perché lasciati soli a rincorrere un sistema che non riusciva a fermarsi per loro.
Recuperare senza perdere se stessi
Come docente di sostegno mi sono spesso trovata ad aiutare ragazzi a recuperare interrogazioni andate male, compiti non riusciti o a preparare verifiche particolarmente complesse. Tutto questo avveniva durante l’orario scolastico, spesso grazie a ore “prestate” dalla disponibilità dei colleghi, sottraendo inevitabilmente tempo ad altre discipline e svolgendosi in contesti non sempre adeguati: molte scuole, infatti, non disponevano di aule dedicate né di spazi idonei per affiancare con calma e continuità gli studenti rimasti indietro. Nel frattempo la classe proseguiva il proprio percorso, il programma andava avanti e chi faticava a tenere il passo si trovava a rincorrere contenuti, scadenze e aspettative, vivendo disagi emotivi e pratici importanti perdendo la fiducia in se stessi e nel proprio percorso.
Da qui è nata una domanda profonda che ha orientato il mio lavoro: è davvero inevitabile che qualcuno resti indietro? La mia risposta è no. Nessuno dovrebbe sentirsi escluso, invisibile o inadeguato in un luogo che dovrebbe accompagnare, sostenere e far crescere. Nessuno dovrebbe perdere tempo prezioso, fiducia in sé stesso e desiderio di imparare. Dare senso allo studio, restituire fiducia e offrire strumenti a una generazione che troppo spesso si sente sola.